In molte cucine italiane, la voglia di esplorare nuovi sapori spesso si scontra con il desiderio di non perdere quel filo rosso che collega il presente alla tradizione. Fare un risotto di mare richiede una precisione particolare, una cura certosina per bilanciare ogni elemento. Un risotto al Martini con agrumi e canestrelli ne è un esempio pratico: l’idea è mescolare freschezza e raffinatezza senza tralasciare i dettagli tecnici che davvero contano. La scelta di usare ingredienti poco comuni, come i canestrelli – molluschi simili alle capesante ma più delicati – suggerisce la voglia di distinguersi, restando però ben ancorati al mondo della cucina di mare.
Si parte da una tostatura lenta e accurata del riso, passaggio che determina la consistenza finale del piatto. Qui il Martini entra in scena, non solo per sfumare ma per aggiungere un tocco aromatico e complesso che si amalgama con le note salmastre del mare. Scorze di agrumi, poi, donano quel tocco di vivacità e di equilibrio tra dolcezza e sapidità, senza mai mettere in ombra la delicatezza dei canestrelli. Chi frequenta cucine urbane magari non si accorge subito di quanto questi piccoli dettagli cambino il risultato finale, eppure è proprio lì che si nasconde la differenza tra un piatto comune e uno di qualità superiore.
Il ruolo del Martini e degli agrumi in un risotto di mare
Non si può pensare al Martini come semplice alternativa al vino bianco. In questo piatto, la sua funzione è più sfaccettata: aggiunge un profilo aromatico alcolico che si fonde con il riso in cottura. Quando il liquido evapora, resta una traccia equilibrata e profonda racchiusa nel chicco, che dialoga bene con i sapori marini dei molluschi. Qualche cucina domestica lo ignora, ma certi chef lo apprezzano proprio per la ricchezza che regala ai piatti.

L’aggiunta di scorze di arancia e limone durante la cottura ha un ruolo chiaro: non è una semplice nota decorativa, ma un bilanciamento decisivo che mette insieme il gusto dolce e fresco degli agrumi con la delicatezza dei canestrelli. Il risultato è un aroma più profondo, senza mai diventare invadente, con una leggerezza che rende il piatto piacevole e pulito al palato.
La mantecatura finale porta il sapore a un nuovo livello. Qui il burro si arricchisce con i coralli dei canestrelli e l’acciuga, entrambi elementi che aggiungono una componente sapida e intensa. L’acciuga – tipica del Nord Italia – dà corpo e struttura, mentre i coralli accentuano la ricchezza del mollusco. Primo impatto? Una combinazione insolita per chi vive in città, eppure nei luoghi dove si bada ai dettagli è una tecnica assai consolidata.
Canestrelli e capesante: conoscere le differenze per valorizzare il piatto
Le capesante dominano spesso i primi piatti a base di mare, ma i canestrelli restano una scelta meno battuta e ugualmente affascinante. Il loro formato compatto e il sapore più sottile richiedono un’attenzione maggiore per non compromettere quel profumo delicato che li caratterizza. Una buona strategia? Rosolarli a parte, prima di integrarli nel riso, così da conservare la loro tenerezza e dolcezza – dettaglio non da poco se si vuole un risultato di qualità.
Il piatto si completa con note fresche e leggermente amarognole, come la cicoria saltata e spicchi di pompelmo pelati al vivo: elementi che contrastano la ricchezza della mantecatura. Le scorze di agrumi, tagliate a filetti, richiamano le fragranze sprigionate nella cottura, chiudendo il cerchio del gusto con arguzia e armonia. Diversi ambienti culinari italiani hanno adottato questa tecnica: un modo efficace per valorizzare ingredienti meno noti con piccoli accorgimenti che cambiano davvero la prospettiva del piatto.
Un’attenzione che spesso manca in casa riguarda proprio la mantecatura con burro aromatizzato ai coralli dei canestrelli; quasi un salto di qualità, sì. L’abbinamento con l’acciuga crea un aroma unico, sapido e avvolgente, che rende la consistenza finale cremosa al punto giusto. Chi si avventura a esplorare il mondo dei canestrelli scopre così potenzialità ancora poco sfruttate – il rischio? Non tradire mai i principi semplici e genuini della cucina italiana, restando però sul filo della sofisticatezza.